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venerdì 15 dicembre 2017

LISTA POPOLARE AVANTI TUTTA


Ieri sera a Rho (Mi) è approdata l'assemblea per la costruzione di una vera lista popolare alternativa alle vecchie politiche, un momento voluto dai circoli PRC Nord Ovest Milano fra cui oltre al circolo di Rho anche quello di Pero e Paderno D.
Assemblea molto partecipata. Presenti diverse rappresentanze di lavoratori. Interventi su tematiche riguardanti la democrazia sul lavoro e sullo sfruttamento dei migranti, sulla chiusura aziende e sulla svendita delle stesse leader al capitale straniero.
Questi sono alcuni punti. Ridiamo potere al popolo. Il sunto della compagna Laura rileva l'importanza di quest'incontro citando brevemente i punti discussi.



Rho ha accettato la sfida: un'assemblea ricca di contenuti e molto partecipata si e'svolta ieri sera allo spazio Tortuga a poche centinaia di metri dalla zona dell'Alfa di Arese, dove tanti dei presenti alla discussione si erano gia'trovati diversi anni prima in altre occasioni di lotta sostenendo  gli scioperi dei metalmeccanici che misero in campo una delle mobilitazioni che rimasero nella storia per essersi contraddistinte per la tenacia e la combattivita'. Nonostante tutto e malgrado i lavoratori abbiano perso gran parte delle loro conquiste in questi anni il filo rosso che lega tutti i
i movimenti della nostra classe operaia non si e'spezzato e siamo ancora qui. I miei compagni padernesi assieme a tanti altri sono la  testimonianza che giunge da lontano: dalle lotte operaie della Snia degli anni settanta e ottanta, dal movimento dei lavoratori della Scuola, dalle strade di Pinzano che abbiamo ripercorso dove fremeva il movimento per il diritto alla casa con le occupazioni e dove si animavano i collettivi che organizzavano
l'istruzione pubblica per gli operai e diffondevano il sapere. I nostri temi (difesa del parco, lotta contro la Rho Monza, battaglia per gli esposti all'amianto, lotta a tutte le mafie, per l'istruzione pubblica gratuita e libera, per la sanita'pubblica, per il diritto alla cittadinanza e su tutto per la dignita'delle lavoratrici e dei lavoratori) si sono espressi nelle parole delle compagne e dei compagni intervenuti molti giustamente hanno evidenziato in modo netto NO AL FISCAL COMPACT, no alle regole antisociali e reazionarie dell'Europa dei padroni: siamo la sola possibilita'per migliaia di giovani, donne, lavoratori: non basta l'ambientalismo fine a se stesso, ne'il riformismo ne'il radicalismo senza programma che va bene per qualche questione locale senza prospettiva. Malgrado l'imminente appuntamento elettorale cio'che ci preme e'guardare oltre: unire tutti coloro che vogliono cambiare i rapporti di forza nei posti di lavoro, nelle scuole, nelle organizzazioni sindacali, rovesciare il sistema liberista ormai incancrenito che sta portando alla morte sociale l'intero paese. Elezioni o no quello che davvero e'importante e'cio'che viene dopo:il nostro intervento strada per strada, scuola per scuola, azienda per azienda, quartiere per quartiere. Gli sfruttati e i lavoratori, gli immigrati e i cittadini dei quartieri popolari a Paderno e nel resto d'Italia hanno una voce:la nostra Potere al Popolo.



mercoledì 13 dicembre 2017

POVERTA' E DISUGUAGLIANZA IN AUMENTO DATI ISTAT 2016

 

Italia 2016, sintesi rapporto Istat su condizioni di vita e reddito: “aumentano le povertà e le disuguaglianze nonostante cresca la ricchezza prodotta”

crisi economica iniziata nel 2007/08, la più grave registrata dal sistema capitalistico dopo quella del 29′, ha provocato una lunga e accentuata recessione dalla quale gli stati sviluppati sono usciti in ordine sparso dopo il 2010, con gli Stati Uniti in testa grazie alle politiche di bilancio espansive attuate da Obama, caratterizzate da un forte intervento dello stato nell’economia.

8novembre 2017 di Andrea Vento, Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

Nell’area dell’Euro, invece, il modello neoliberista associato alle politiche di austerity ha prodotto il duplice risultato di allungare i tempi di uscita della crisi e di aumentare sensibilmente le sperequazioni sociali. Queste ultime già in trend crescente durante il periodo della recessione hanno continuato ad aumentare nel nostro paese anche quando la variazione del Pil è tornata in campo positivo. Lo scorso anno nonostante la crescita, secondo l’Istat, si sia attestata allo 0,9%, nel nostro paese sono aumentate sia le disparità di reddito che la povertà e l’esclusione sociale. Può risultare quindi riduttivo limitare l’analisi al solo indicatore macroeconomico in quanto può fornire indicazioni fuorvianti delle effettive condizioni del paese se non incrociato con altri di natura sociale. Questi ultimi infatti, secondo il report dell’Istat su “Condizioni di vita e reddito”, fotografano una grave crisi sociale in atto in cui, a causa dei tagli al Welfare state, le persone a rischio esclusione sociale risultano quasi 1 su 3 e addirittura 1 su 2 nel Mezzogiorno e che l’aumento della ricchezza prodotta, in assenza di politiche fiscali redistributive, finisce esclusivamente nelle tasche del 20% più ricco della popolazione aumentando le disparità di reddito. Infatti il coefficiente Gini, che misura le disparità di reddito, in Italia risulta in aumento e strutturalmente al di sopra della media dei paesi dell’Ue.

L’entità della crisi sociale è testimoniata anche dal report dell’Istat “Natalità e fecondità” pubblicato il 28 novembre, dal quale emerge il drammatico riflesso sulle nascite che nel nostro paese nel 2016 sono calate ad appena  473.438, con una riduzione di ben 100.00 unità in solo 8 anni, vale a dire dall’inizio della crisi. Dai Report dell’Istat esce un inesorabile quadro a tinte fosche. Un paese in cui le politiche governative succedutesi dal 2008 non sono riuscite a rilanciare l’economia visto che ancora non abbiamo recuperato il livello pre 2007, ad attenuare l’impatto sociale della crisi, a contrastare le disuguaglianze di reddito e ad arginare l’invecchiamento della popolazione, non offre sicuramente grandi chance di futuro alle nuove generazioni. Senza considerare lo studio dell’Ocse “Uno sguardo alle pensioni” in base al quale un giovane nato nel 1996 che ha iniziato a lavorare nel 2016 per arrivare alla pensione dovrà attendere addirittura i 71 anni. La domanda che sorge è: “in quale contesto sociale e in quali condizioni personali?”

Sintesi rapporto Istat su condizioni di vita e reddito Italia 2016

I risultati dell’indagine Eu-Silc del 2016 mostrano una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d’acquisto delle famiglie (riferito al 2015), associata a un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale.
  • Il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d’acquisto rispetto al 2014).
  • La crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata. Quindi, esclusi gli affitti figurativi, si stima che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3.
  • Metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.522 euro l’anno (circa 2.016 euro al mese: +1,4% rispetto al 2014). Il reddito mediano cresce nel Mezzogiorno in misura quasi doppia rispetto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014), rimanendo però su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili).
  • Nel 2016 si stima che il 30,0% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale, registrando un peggioramento rispetto all’anno precedente quando tale quota era pari al 28,7%.
  • Aumentano sia l’incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%).
  • Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione.
  • Le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%).
Più disuguaglianza dei redditi in Italia che nella media dei paesi europei. Una delle misure principali utilizzate nel contesto europeo per valutare la disuguaglianza tra i redditi degli individui è l’indice di Gini che in Italia è pari a 0,331, sopra la media europea di 0,307. Nella graduatoria dei Paesi dell’Ue, l’Italia occupa la ventesima posizione.
Distribuzioni del reddito più diseguali rispetto all’Italia si rilevano in altri Paesi dell’area mediterranea quali Portogallo (0,339), Grecia (0,343) e Spagna (0,345). Il campo di variazione dell’indice è molto ampio: dai valori più alti di Bulgaria (0,383) e Lituania (0,370), dove la distribuzione dei redditi è fortemente diseguale, a quelli più bassi di Slovacchia (0,243) e Slovenia (0,244) che invece hanno distribuzioni del reddito più eque. In Italia l’indice di Gini è più elevato nel Sud e nelle Isole (0,349) rispetto al Centro (0,322), al Nord-ovest (0,310) e al Nord-est (0,282).

EDILIZIA POPOLARE A PADERNO DUGNANO

Pubblichiamo l'interessante riflessione apparsa sulla pagina del Comitato per la Scuola Pubblica di Paderno D. in merito all'edilizia popolare della nostra città.


DALLE SCUOLE AI SERVIZI SOCIALI: E'APERTO IL BANDO PER L'EDILIZIA POPOLARE: IL COMUNE ASSEGNA 7 CASE ALL 'ANNO, IN REGISTRAZIONE CIRCA 200 RICHIESTE.
ORDINARIA MISERIA E NOTA BUROCRAZIA A PADERNO DUGNANO.

"L'Italia vanta un consistente patrimonio di solo 50.000 alloggi popolari sfitti. Siamo in attesa che qualcuno si interessi del problema abitativo anche a Paderno..."
Alloggi sfitti. Graduatorie infinite, invenduto con numeri alle stelle,famiglie da anni in attesa di un tetto che scelgono di occupare, ma il diritto alla casa non é un problema di ordine pubblico.
Una mattina qualsiasi in un inverno come tanti nell'hinterland milanese: chi, per forza o per caso, e'costretto a trascorrerla negli asfittici corridoi degli uffici municipali puo'assumere una visione materiale del fatto che la nostra citta',purtroppo, non e' un microuniverso di "liberi ed uguali", bensi' é un ambiente in cui la suddivisione in classi economiche é marcata e si manifesta in modo lapalissiano.Dai cancelli delle Scuole dei loro figli alle porte dei servizi sociali: questa via la percorrono spesso tanti cittadini di Paderno Dugnano e le stanze del comune divengono poi il teatro di una commedia umana: c'é il bar dei benestanti, che é ben frequentato dagli amministratori serafici e sorridenti, proprio accanto,intanto, le storie di sfratti, di mutui insostenibili,di speranze nell'assistenza pubblica e nell'intervento provvidenziale di qualche ente animano le lunghe attese, che sembrano quasi infinite e vane: perché il personale amministrativo é sovraccarico e ridotto all'osso, perché le richieste sono esponenzialmente superiori alle possibilità di essere accolte.
C'é la solidarietà della carenza e c'é la conosciuta e tediosa guerra tra poveri: gli immigrati "rubano" le case popolari, ma mentre tanti lo dicono a volte tradiscono un sentore di consapevolezza: ci sono cose che si continuano a ripetere e a risentire fin quasi a sembrare vere, ma il sospetto che il motivo della crisi sociale stia da tutt'altra parte fra la gente cresce.
Qualcuno nell'attesa vuole compilare le scartoffie che chiedono sempre gli stessi dati per assicurarsi un misero assegno di aiuto economico o la casa popolare ma ha spesso bisogno di aiuto, gli impiegati hanno fretta e forse non possono sapere che nella civilissima Paderno da bere sopravvivono sacche di semianalfabetismo: emerge allora spontaneo il sostegno tra gli ultimi, sono gli stranieri che rubano le case ad aiutare altri in difficoltà con i documenti.Tutto ciò meriterebbe perlomeno il fatto che gli amministratori cittadini predisponessero un piano per affrontare il problema del diritto alla casa a Paderno Dugnano.

Solo nel capoluogo lombardo, per esempio, c’è una lista di attesa per avere un alloggio popolare di 23mila famiglie, quindi c’è un problema di emergenza abitativa. In proporzione, nei nostri comuni della provincia il problema non é meno grave.
Permangono problematiche di gestione, convivenza, manutenzioni,affitti che non si riescono a pagare e morosità anche all'interno delle Cooperative edificatrici dove i molti casi di sovraindebitamento e disoccupazione rendono gli inquilini inadempienti nei pagamenti.
Ma, di fatto, non si sa di nessun intervento per chi perde la casa, nessuna regola si impone al mercato immobiliare che é governato dall'anarchia liberale che concretamente significa impossibilità per i cittadini di acquistare per i rialzi dei costi e alternativamente impossibilità di rivendere le case per le svalutazioni selvagge.
La nostra giunta comunale sul fronte delle abitazioni e'impegnata in altro, come qui si puo'leggere,ma il problema non si affronta combattendo questa decisione solo da un punto di vista ambientale.
Quella che va combattuta é la speculazione, il liberismo economico-finanziario che crea la marginalità dei meno abbienti e di conseguenza il disagio sociale e la delinquenza: lottiamo per ottenere una politica per la casa dedicata alle persone e non per favorire i soliti palazzinari privati!

SALVIAMO IL PARCO ; LA RISPOSTA DEL SINDACO

Il sindaco, risponde alla petizione cittadina per la salvaguardia del Parco di Via Gorizia ,che ha superato le 3.000 firme. Non vi sono segnali di arresto, in questa corsa verso l'ennesimo scempio di un territorio , destinato a  una cementificazione ormai sempre piu elevata. Risulta evidente la totale assenza di ascolto della cittadinanza che a gran voce chiede di fermare questo folle progetto.







martedì 12 dicembre 2017

ASSEMBLEA POTERE AL POPOLO ACCETTA LA SFIDA

Pubblichiamo il comunicato a cui anche il nostro circolo PRC A. Casaletti ha aderito

Comunicato stampa congiunto

Giovedì 14 dicembre alle ore 21 ci sarà l'assemblea popolare per la costituzione di una Lista Popolare Antiliberista in cui far convergere le esperienze e le rappresentanze della Sinistra di Alterativa

L’assemblea si terrà, non a caso,in  uno dei territori della Lombardia che negli ultimi anni è stato tra i più colpiti dalla speculazione edilizia e dalla devastazione ambientale causato nell'area dell'ex Alfa Romeo  prima, un'area in cui la deindustrializzazione e la speculazione hanno determinato la perdita di posti di lavoro e l'affermazione del lavoro precario come modello di lavoro preminente, e il progetto post Expo ora.
Un percorso che non sia un semplice cartello elettorale che come esperienza insegna, si scioglie il giorno dopo la scadenza elettorale, ma un percorso unitario che sfrutti la visibilità che inevitabilmente porta una campagna elettorale per portare temi (piena attuazione della costituzione nata dalla resistenza, pareggio di bilancio,lavoro e reddito, abolizione del Job act e Riforma Fornero, violenza di genere ed accoglienza) che altresì starebbero alla finestra a guardare.
Invitiamo, compagn*, lavorator*, precar*, cittadin*, student*, associazioni e collettivi del territorio a partecipare e portare il proprio contributo per la migliore riuscita dell’iniziativa.
Vediamoci, discutiamo, organizziamoci insieme anche qui a Rho e tutto il territorio del nord ovest milanese!

Sinistra Anticapitalista Zona Nord Ovest
Rifondazione Comunista Zona Nord ovest
 
 

domenica 10 dicembre 2017

IKEA LAVORATORI IN LOTTA PER I LORO DIRITTI

Ieri nove dicembre 2017 ancora i lavoratori in sciopero contro l'arroganza della multinazionale svedese che si rifiuta di rispettare le sentenze della magistratura del lavoro, sul reintegro dei lavoratori delegati RSU/SGB licenziati e per il rispetto dei diritti dei lavoratori  stessi.
Pubblichiamo il comunicato SGB  su IKEA











venerdì 8 dicembre 2017

FREE PALESTINE


Pubblichiamo il comunicato del PRC  ricordando anche il presidio di Milano

Il Prc aderisce e sarà presente al presidio indetto per domani, sabato 9 dicembre, davanti all'ambasciata Usa ore 11 in via Bissolati angolo Via Veneto, indetto dalla comunità palestinese di Roma e del Lazio insieme al coordinamento romano di solidarietà con la Palestina. Per protestare contro l'arroganza degli Usa che apertamente dichiarano di considerare Gerusalemme capitale di Israele. Questo non solo è contrario al diritto internazionale ma è in direzione esattamente opposta ad ogni possibilità di pace nell'intera area e al diritto sacrosanto di libertà  indipendenza del popolo Palestinese.

Marco Consolo, resp.Esteri PRC 

martedì 5 dicembre 2017

NOVE DICEMBRE APPUNTAMENTI ANTIFASCISTI A COMO E BRESSO


Como / manifestazione antifascista del 9 dicembre 2017 : Antonello Patta (segretario regionale Prc/SE Lombardia) e Fabrizio Baggi (resp. politiche migratorie Prc/SE Lombardia) hanno dichiarato: «Il 9 dicembre il nostro Partito sarà in piazza con la Rete Como Senza frontiere della quale siamo tra i fondatori. Ci saremo senza adesione politica alla manifestazione del Pd che sfoggia un antifascismo dal sapore elettorale».

Como, manifestazione antifascista del 9 dicembre 2017 : Antonello Patta (segretario regionale Prc/SE Lombardia) e Fabrizio Baggi (resp. Politiche migratorie Prc/SE Lombardia) hanno dichiarato: «Il 9 dicembre il nostro Partito sarà in piazza con la Rete Como Senza frontiere della quale siamo tra i fondatori. Ci saremo senza adesione politica alla manifestazione del Pd che sfoggia un antifascismo dal sapore elettorale».
Il 09 dicembre, il Partito della Rifondazione Comunista della Lombardia sarà in piazza a Como per rivendicare l’applicazione della Costituzione Antifascista nata dalla Resistenza, e per denunciare ancora una volta la pericolosissima deriva neofascista che da anni attraversa il nostro Paese e la nostra Regione. 
Di ciò portano la responsabilità anche le istituzioni, prefetture e ministri degli interni di governi guidati o sostenuti dal partito democratico, nella misura in cui da anni, invece di garantire il Dettato Costituzionale, applicare le leggi esistenti, e sciogliere le organizzazioni neofasciste, mostrano inerzia e tolleranza verso le tantissime manifestazioni di apologia di fascismo.
Infatti da anni restano inascoltate le proteste degli antifascisti contro la concessione, dell’agibilità politica e di spazi pubblici, anche da parte di amministrazioni a guida PD  alle organizzazioni neofasciste che continuano a propagandare indisturbate, con esibizione della paccottiglia di simboli neofascisti e nazifascisti, teorie deliranti sulla cosiddetta “invasione” e l’odio verso i migranti.
Come Prc/SE saremo in piazza con la Rete Como Senza frontiere della quale il nostro Partito è membro sin dalla fondazione per denunciare nuovamente come l’assunzione dei temi cari alle destre specie sulle politiche migratorie produca accordi criminali come quello stretto dal Governo Gentiloni con il “non governo” libico ed il decreto Minniti-Orlando e lungi dal contrastarle favorisca il rafforzamento delle ideologie e delle organizzazioni di estrema destra.
Con questi intenti parteciperemo alla manifestazione, ed invitiamo tutte e tutti a fare lo stesso, in quanto crediamo che l’antifascismo sia un tema che riguarda tutte e tutti e che quanto successo martedì a Como non debba e non possa mai più ripetersi.
Nello stesso tempo invitiamo tutte e tutti, noi stessi in primo luogo, a proseguire con iniziative e con l’opera di sensibilizzazione ai valori democratici ed antifascisti fino alla “messa fuori legge di tutte le organizzazioni nazifasciste” 

APPELLO DELL’ANPI BRESSO AI CITTADINI
Vista la presenza sul territorio di Casapound
Sabato 9 dicembre 2017 l'ANPI Bresso organizza un presidio antifascista.
Appuntamento alle ore 10.00 presso il monumento ai Partigiani lungo la passeggiata di via Vittorio Veneto (fronte CityCenter).
Sono invitate tutte le associazioni ed i cittadini che si riconoscono nei valori della Costituzione, dell’antifascismo, dell’integrazione e dell’accoglienza per un presidio che ribadisca l’estraneità della comunità bressese alle ideologie fasciste e xenofobe.

 

lunedì 4 dicembre 2017

COMUNITA' CONGOLESE E CONSULTA STRANIERI ,INTEGRAZIONE E ARRICHIMENTO

Sabato 2 dicembre al Centro Greppi di Pero, si è svolta l'iniziativa Cori Gospel per la raccolta fondi di una scuola a Pool in Congo. 
Una splendida occasione per assaporare quello stare assieme ad altre persone ,che pur vivendo nei nostri territori fanno fatica ad integrarsi ,persone che hanno tanto da raccontare e con cui si puo' iniziare a condividere nuovi percorsi.
L'intervento iniziale di Fabrizio Baggi segreteria Prc regionale, ha sottolineato l'importanza del valore dell'integrazione ,della  tolleranza e della conoscenza ,senza tralasciare alcuni aspetti normativi, evidenziando anche l'intensa attività  vissuta nella realtà comasca. 
I saluti e l'intervento della Consulta Stranieri di Pero e Rho, hanno  raccontato una realtà che emargina ed aggredisce lo straniero, la lotta fra poveri che tentano di sopravvivere, in una società sempre piu' inumana, diviene guerra spietata che solo attraverso l'integrazione puo' esser sconfitta.
L'animazione di Cori Gospel,la proiezione di immagini del Congo, hanno concluso la bellissima serata, frutto del lavoro di tre circoli PRC.











LA VERA SINISTRA ALTERNATIVA AL PD ED ALLE DESTRE



Documento approvato dal Comitato Politico Nazionale del PRC del 2-3/12/2017

Il progetto politico che abbiamo perseguito in tutti questi anni e che continuiamo a perseguire, è la costruzione della sinistra antiliberista, autonoma e alternativa rispetto ai soggetti politici esistenti, fondata sulla democrazia e sulla partecipazione.
Con questa ispirazione abbiamo partecipato al “percorso del Brancaccio”, accogliendo l’idea di una lista che unificasse la sinistra sociale e politica e le tante forme di civismo e partecipazione, su un programma di attuazione della Costituzione e di netta alternativa al PD, le cui politiche da anni sono “indistinguibili da quelle della destra”.
Lo abbiamo fatto nella prima assemblea nazionale, lo abbiamo fatto lavorando in maniera determinante, assieme con L’Altra Europa, nella promozione delle tante assemblee territoriali che si sono svolte in questi mesi e che avrebbero dovuto portare, attraverso un percorso partecipato ed inclusivo, a determinare per le prossime elezioni la presenza di una lista unitaria di una sinistra nuova e radicale.
Abbiamo accettato la sfida con una disponibilità assai diversa da quella di altre formazioni politiche cheal di fuori di quel luogo unitario hanno costruito un’aggregazione che va definendosi con caratteristiche assai distanti da quelle auspicate inizialmente dai promotori del Brancaccio.
Fin dall’inizio, e come ribadito nel documento approvato dalla Direzione Nazionale il 28 ottobre, abbiamo evidenziato che “un programma radicale e un profilo di netta discontinuità col passato” erano le condizioni che potevano determinare l’unità auspicata dalle assemblee del Brancaccio. Per questo abbiamo giudicato negativamente l’interruzione del percorso e l’annullamento dell’assemblea convocata per il 18 novembre, assemblea che avrebbe dovuto, fare la sintesi programmatica del lavoro delle assemblee, e confrontarsi sulle condizioni politiche per una lista unitaria.
Per questo diamo una valutazione negativa sui contenuti e sul profilo politico dell’aggregazione che si è determinata tra MPD, SI e Possibile ha bloccato ogni ipotesi di costruzione democratica e dal basso di una sinistra nuova e radicale, come aveva invece proposto il Brancaccio. La riproposizione strategica del centro sinistra a cui si tratterebbe di costruire la gamba sinistra, è un errore. Se in questo paese sono cresciute la sfiducia verso la politica e all’interno di questa hanno ripreso piede proposte razziste e fasciste questo è dovuto proprio al disastro sociale determinato dalle politiche neoliberiste che sono state praticate dai governi di centro destra e di centro sinistra che si sono succeduti in questi anni. Il nodo è la costruzione di una sinistra di antiliberista che sappia mettere in discussione il complesso delle politiche liberiste, dal pareggio di Bilancio in Costituzione alla legge Fornero, dal pacchetto Treu al Jobs act, dalle privatizzazioni alla buona scuola.
Non vengono però meno le ragioni che avevano motivato il nostro impegno nel processo innescato dall’assemblea del Brancaccio né il patrimonio di relazioni che abbiamo costruito con migliaia di compane e compagni della sinistra in tutto il paese con cui abbiamo discusso e ci siamo confrontati. A tutti questi compagni e compagne, alle forze che hanno partecipato a questo processo, rivolgiamo un forte appello affinché partecipino al processo di costruzione della lista della sinistra di alternativa. Rifondazione Comunista non rinuncia alla costruzione di una proposta di sinistra per le prossime elezioni con una proposta che abbia le caratteristiche programmatiche delineate nel documento della Direzione Nazionale del 28 ottobre. Per questo continuiamo a lavorare per il coinvolgimento di tutte le persone, le compagne e i compagni, le aree e le soggettività della sinistra antiliberista e anticapitalista, dei movimenti, a partire dal movimento delle donne e a tal fine porta avanti un’interlocuzione larga con spirito inclusivo e unitario.
Il Comitato Politico Nazionale del PRC dà quindi mandato alla Direzione Nazionale e alla Segreteria di proseguire nel percorso avviato di costruzione di una lista della sinistra di alternativa mantenendo l’attitudine unitaria e avanzando una proposta aperta a tutti i soggetti che intendono lavorare per la costruzione di una lista della sinistra antiliberista: a partire da coloro che hanno partecipato e condiviso il percorso del Brancaccio, le esperienze civiche territoriali, l’associazionismo impegnato nella solidarietà e nelle pratiche mutualististiche,  i movimenti di lotta, i centri sociali, le organizzazioni politiche della sinistra antagonista.
Il CPN ritiene necessario avanzare una proposta credibile ed effettivamente alternativa al centrosinistra che faccia delle elezioni un passaggio verso la costruzione di una forza e di uno schieramento popolare che lavori per un’alternativa di società. Una proposta che unisca programmi, lotte, conflitti, pratiche sociali e mutualismo, che punti a costruire un’aggregazione su basi solide e credibili. Una proposta che tenga insieme le tante forme del fare politica oggi: partiti, movimenti, sindacati, centri sociali, una proposta radicale, che fondi il consenso sulla capacità di conflitto e trasformazione del senso comune, che valorizzi chi ogni giorno fa militanza con sacrificio e passione. Una proposta che si intrecci con il movimento delle donne, la mobilitazione per la scuola pubblica e le lotte sociali, a partire da quelle contro la precarietà e per l’abolizione della riforma Fornero che stanno attraversando il paese e che pongono con forza la necessità di uno sciopero generale contro le politiche del governo e dell’Unione Europea. L’unificazione e lo sviluppo di queste lotte, il dispiegarsi di un forte conflitto di classe e popolare nel paese è condizione essenziale per aprire concretamente la strada dell’alternativa e per sconfiggere la logica della guerra tra i poveri di cui si nutrono le destre fascistoidi e razziste.
In tale direzione va la nostra partecipazione all’assemblea del Teatro Italia svoltasi il 18 novembre u.s. a Roma, convocata dalle compagne e dai compagni dell’Ex-OPG – Je so pazzo, assemblea che valutiamo molto positivamente per la capacità di far esprimere – nonostante il tempo brevissimo della convocazione – esperienze di lotta, pratiche solidali, volontà di partecipazione, nuovo entusiasmo e di cui accettiamo la sfida. Una proposta che giudichiamo importante per quel lavoro di costruzione del blocco socialdi riconnessione tra sociale e politico in cui rifondazione comunista è strategicamente impegnata. Consideriamo positivo l’approccio proposto per costruire una proposta politica che unisca le forze politiche e sociali antiliberiste e anticapitaliste, ambientaliste, antisessiste, antirazziste per una alternativa di società. Riteniamo altresì necessario che questo processo si articoli e radichi in forme democratiche e partecipate sui territori, al fine di poter costruire dal basso una lista della sinistra antiliberista. Nella crisi della politica che caratterizza l’ora presente le forme democratiche e partecipate di costruzione della lista, lungi dall’essere una questione formale, sono essenziali al fine di ottenere un effettivo allargamento dei soggetti protagonisti della costruzione della lista e del carattere effettivamente sociale e popolare della stessa. Il Prc si impegna quindi a lavorare a una costruzione unitaria, con tutte le forze politiche e sociali interessate, e un percorso partecipato nei territori, in vista della presentazione alle prossime elezioni politiche di una lista antiliberista, popolare, del “basso contro l’alto”, quindi di sinistra. Una lista  contro la gabbia neoliberista dei trattati europei e i processi di militarizzazione dell’Unione Europea.Il PRC conferma e rilancia la campagna contro la legge Fornero. La controriforma delle pensioni ha rappresentato il provvedimento più violento per la vita delle lavoratrici e dei lavoratori in produzione, ha colpito in particolar modo le donne, su cui continua inaccettabilmente a scaricarsi il doppio lavoro produttivo e riproduttivo, ha costruito un nuovo muro nell’accesso al mondo del lavoro per le giovani generazioni. E’ una delle maggiori ferite aperte nel paese, e la nostra iniziativa (la raccolta delle firme nei luoghi di lavoro e online, la costruzione di iniziative e assemblee) su questo terreno può e deve parlare alla rabbia che attraversa tanta parte del mondo del lavoro, come alla disoccupazione e alla precarietà, configurandosi come uno dei terreni di un processo di ricomposizione sociale. Allo stesso tempo ci poniamo in relazione con i processi di mobilitazione esistenti, che riteniamo debbano svilupparsi e avere uno sbocco con lo sciopero generale.

HONDURAS DEMOCRAZIA NEGATA

Pubblichiamo l'approfondimento di Andrea Vento sulla situazione honduregna  del dopo elezioni.

Honduras: il ritorno del Golpe Soave..in forma preventiva

Il Golpe Soave, Blando o Istituzionale a seconda delle definizioni e delle sfumature di realizzazione viene attuato in forma incruenta attraverso l’azione convergente di alcuni settori della Magistratura, di forze politiche disposte a clamorosi ribaltoni degli esiti elettorali, di settori degli apparati di Sicurezza, con il fondamentale appoggio dei media, soprattutto privati, che ne preparano l’attuazione con potenti campagne diffamatorie tese a creare consenso nell’opinione pubblica interna e internazionale, intorno all’opera di deposizione di Presidenti eletti attraverso regolari passaggi elettorali. Il tutto sotto la regia internazionale dei poteri forti e delle strutture di Intelligence statunitensi.

Dopo il già citato caso di Zelaya, ricordiamo in ordine cronologico, tralasciando le numerose fallite, la deposizione del Presidente paraguayano, l’ex Vescovo Fernando Lugo, nel 2012 e quella più clamorosa di Dilma Roussef in Brasile nell’estate del 2016[2] che oltre a portare il suo ex vice-presidente Temer alla presidenza, a seguito del ribaltone del suo partito (il Pmdb), con un nuovo governo espressione delle oligarchie, ha, soprattutto, mutato gli equilibri geopolitici interni al Sud America e al Mercosur, spostandone decisamente l’asse a destra.

Il copione ormai consolidato del Plan Condor 2.0, come definita tale strategia da diversi analisti, risulta tuttavia sempre oggetto di aggiornamenti e di integrazioni: se fino ad oggi sono risultati vittime di tali strategie Presidenti in carica, in questa occasione in Honduras sembra si sia andati oltre.

Veniamo ai fatti. Domenica 26 novembre si sono svolte le elezioni presidenziali che vedevano contrapposti il Presidente post golpe in carica dal 2013, Juan Orlando Hernández del Partido Nacional, espressione dell’oligarchia, ricandidatosi grazie a una forzatura dell’articolo 239 della costituzione che vieta la rielezione alla massima carica nazionale, contro Salvador Nasralla, candidato dell’Alleanza di opposizione contro la dittatura, la cui significativa denominazione lascia più di un dubbio sulle piene condizioni democratiche dell’assetto politico-istituzionale del paese istmico. I primi risultati elettorali ufficiali, arrivati con sospetto ritardo, già vedevano in vantaggio il candidato dell’opposizione e allorché la vittoria di quest’ultimo era ormai certa, appurati i 5 punti percentuali di vantaggio accumulati dallo spoglio del 57% delle sezioni elettorali,  il Tribunale Supremo Elettorale, controllato dal governo, ha diramato la sconcertante dichiarazione di non poter procedere oltre nella diffusione dei risultati a causa della mancanza di dati, assicurando però di essere in grado di effettuarla «al più tardi giovedì», casualmente dopo la partenza degli Osservatori internazionali. Il presidente del Tse, David Matamoros, ha poi aggiunto che i risultati finali sarebbero stati disponibili solo giovedì, a causa del tempo impiegato dai camion dell’esercito per trasferire nella capitale le casse dei verbali dei seggi provenienti dall’interno del Paese, quelli che non erano stati inviati elettronicamente dai centri di votazione. La ripresa della diffusione dei dati, seguita con trepidazione e sospetto dalle forze di opposizione, ha visto inizialmenteun inaspettata rimonta di Hermandez culminata in un clamoroso, seppur risicato, sorpasso. Infatti dal 94,81% delle schede scrutinate Hernandez risultava sorprendentemente in vantaggio col 42,69% dei voti contro il 41,60%. L’incredulo Nasralla non ha quindi riconosciuto l’esito del voto ed ha richiesto ufficialmente di visionare «i 5.174 verbali introdotti nel sistema senza essere stati trasmessi tramite scannerizzazione dai centri di votazione» che, peraltro, erano stati inviati, oltre che al Tse, anche ai partiti e, non casualmente, all’ambasciata degli Stati Uniti in Honduras, a conferma della regia internazionale che coordina le strategie destabilizzanti in America Latina, il tradizionale “cortile di casa” statunitense.
La sconcertante vicenda elettorale ha innescato precise richieste di ripristino della legalità del processo elettorale da parte dell’Alleanza di opposizione contro la dittatura e innescato manifestazioni e proteste di piazza da parte del popolo che vede sempre più concretizzarsi il rischio di un nuovo ribaltamento della volontà democratica uscita dalle urne. La risposta del governo al momento è stata di natura repressiva e violenta  causando, al momento, la morte di 11 persone fra cui un bambino 11 anni, numerosi feriti, oltre a centinaia di arresti. Il governo ha ulteriormente inasprito la repressione dichiarando sabato 2 dicembre lo Stato di Emergenza per 10 giorni, durante il quale non si potrà uscire di notte oltre, oltre a concedere alla polizia e all’esercito il potere di sgomberare strade, ponti ed edifici pubblici occupati dai manifestanti che chiedono il rispetto della volontà popolare.

La situazione in Honduras si presenta delicata e in pericolosa evoluzione vista la spirale di violenze innescate dalla repressione governativa. Il ripristino della legalità istituzionale, a mio avviso, in assenza di pressioni della comunità internazionale, Onu in primis, si prospetta alquanto improbabile accertato l’incondizionato appoggio riservato all’oligarchia honduregna dagli Stati Uniti e l’oscuramento mediatico attuato sulla inquietante vicenda dall’apparato mediatico main stream internazionale. E’ un caso fortuito che la Rai, pseudo servizio pubblico, dopo aver per mesi enfatizzato la crisi venezuelana stravolgendone i connotati e i ruoli, stia ignorando totalmente i brogli elettorali e la violenta repressione in atto in Honduras?

Eppure poteva effettuare un clamoroso scoop sull’evoluzione della strategia del Golpe Soave: dalla deposizione di Presidenti nel pieno delle loro funzioni al ribaltamento degli esiti elettorali. In pratica l’inaugurazione del Golpe Soave preventivo. Ma forse era chiedere troppo ad un servizio pubblico che si dimostra sempre più subalterno agli interessi geopolitici degli Usa, i quali per rivestire davvero il tanto sbandierato ruolo di paladini delle libertà e della democrazia dovrebbero iniziare a rispettare i processi democratici e gli esiti elettorali degli altri paesi, senza intervenire per sovvertirli, né preventivamente né in corso di mandato istituzionale.


 



venerdì 1 dicembre 2017

IL SIGNIFICATO DELL'INTEGRAZIONE NON SOLO A PAROLE

Domani sarà una giornata ricca di iniziative a partire da Milano in Porta Venezia ,con la manifestazione contro El Bloqueo  attuato nei confronti del popolo cubano,sino all'evento che i tre circoli PRC di Paderno, Pero e Rho hanno costruito proprio in quel di Pero per aiutare i bambini di Pool in Congo.
Un lavoro costante ,con la Comunità Congolese di Paderno che ha visto vocaboli come integrazione ,assumere il vero senso dell'esserci non solo a parole, nonostante l'oscuramente dei blog locali che non ne hanno voluto cogliere l'importanza.
Il territorio ha bisogno soprattutto di questo , una sana e concreta politica di integrazione per poter vincere quell'indifferenza e intolleranza ,propinata da chi non ha il coraggio di accettare i cittadini del mondo.


mercoledì 29 novembre 2017

NO AL FASCISMO!APPLICHIAMO LA COSTITUZIONE!

Ancora l'ennesima provocazione, ancora una volta il terrore di un passato non troppo lontano torna a bussare alle nostre porte. Ieri sera il grave episodio accaduto a Como settimana prossima l'Anpi Bresso(Mi) chiama a raccolta tutte le forze democratiche per un presidio contro l'ennesimo spazio concesso a Casa Pound.
Pubblichiamo il comunicato stampa del PRC Federazione di Milano e l'appello dell'Anpi Bresso.

COMUNICATO STAMPA:
Squadristi. Non c’è altro modo per definire chi ieri sera ha interrotto la riunione di Como Senza Frontiere con un’azione che ricorda quanto avveniva negli anni Venti in Italia.
Ci stringiamo ai compagni e alle compagne di Como senza Frontiere in un abbraccio di solidarietà dopo la gravissima provocazione culminata con la lettura di un volantino che chiarisce la natura di chi lo ha prodotto: razzista, violenta e fascista.
Il clima paranoico e securitario nel quale siamo immersi, la crisi economica e il continuo abbassare l’asticella dell’umanità sono il miglior concime per lo sviluppo di movimenti di questo genere. I partiti che li accolgono e li agevolano, i media che li ospitano e le istituzioni che concedono loro gli spazi sono complici di quanto accade. Guardiamo con grande preoccupazione quanto sta avvenendo in questi giorni con il moltiplicarsi di episodi come quello di ieri e la crescita di movimenti come Casapound, Lealtà azione e Forza Nuova. Il tutto in una sostanziale immobilità di chi, attento a fare accordi vergognosi con la Libia sui migranti, nulla di concreto agisce contro i fascisti.

I decreti che criminalizzano le persone solo perché vivono in una situazione di disagio e la gestione fallimentare della cosiddetta accoglienza non fanno altro che alimentare odio e ricerca di un capro espiatorio e sviare l’attenzione su quello che è il reale cuore del problema: la totale disumanità del liberismo che distruggere le vite e l’ambiente.
Continueremo a praticare la lotta per la giustizia sociale, l’uguaglianza e il diritto di tutte e tutti a una vita migliore sempre accanto a chi svolge un lavoro prezioso sui territori come le compagne e i compagni di Como.

Il PRC - SE Federazione di Milano

APPELLO DELL’ANPI BRESSO AI CITTADINI
Vista la presenza sul territorio di Casapound
Sabato 9 dicembre 2017 presidio antifascista
Appuntamento alle ore 10.00 presso il monumento ai Partigiani lungo la passeggiata di via Vittorio Veneto (fronte CityCenter) sono invitate tutte le associazioni ed i cittadini che si riconoscono nei valori della Costituzione, dell’antifascismo, dell’integrazione e dell’accoglienza per un presidio che ribadisca l’estraneità della comunità bressese alle ideologie fasciste e xenofobe.
Casapound - un'organizzazione i cui membri si autodefiniscono 'fascisti del terzo millennio', che da anni si distingue nelle città italiane nel praticare violenze ai danni di cittadini stranieri, omosessuali, di sinistra - sabato 25 novembre al grido di “Stop all’immigrazione, prima gli italiani”, con una dozzina di militanti ha organizzato un volantinaggio contro il centro di accoglienza di via Clerici millantando fantomatici stupri, furti ed aggressioni giornaliere da parte degli ospiti del centro.
Casapound ha richiesto un altro permesso di occupazione del suolo pubblico per il prossimo 9 dicembre!
Non vogliamo dare più importanza ai neofascisti di quanta (non) ne abbiano. Ma siamo antifascisti convinti, perché viviamo nella città che ha avuto 5 martiri, dove vivono ancora persone sopravvissute ai lager tedeschi per donarci la libertà di cui oggi beneficiamo, perché Bresso combatte ogni giorno contro i fascismi e ad essi si oppone.
Noi ci opponiamo all'Europa dell'impoverimento di tutte le popolazioni e dei muri, gli stessi che i neofascisti vorrebbero innalzare con idiote argomentazioni suprematiste.
Ci battiamo per un'Europa diversa che sia continente di pace, che affermi la giustizia tra i popoli contro gli interessi dei potenti che scaricano i conflitti sulle genti e foraggiano l’industria delle armi.
Ci battiamo per una diversa politica dell'accoglienza e dell'integrazione, unico vero strumento contro integralisti e terroristi.
Chiediamo al Sindaco Ugo Vecchiarelli, da sempre schierato contro ogni forma di fascismo e razzismo, di ribadire che Bresso e le sue Istituzioni sono antifasciste e antirazziste.
Chiediamo che le Istituzioni si attivino contro le forme di nazifascismo che stanno tornando sotto mentite spoglie: la nostra città non merita di diventare teatro di nostalgici del ventennio che oltraggiano gravemente la sua memoria.
Chiediamo alle istituzioni locali il rispetto della legalità democratica di fronte a manifestazioni che violino direttamente la Costituzione.Inoltre chiediamo una modifica ai regolamenti per la concessione di spazi comuni e suolo pubblico e che all’atto della richiesta di autorizzazione venga rilasciata una dichiarazione di esplicito riconoscimento della Costituzione e dei valori in essa contenuti.
Siamo certi che i cittadini e le cittadine di Bresso sapranno dare la migliore dimostrazione di dignità, di intelligenza e di coraggio mantenendo la nostra citta immune dal rigurgito e dall’emersione dei fascisti del “terzo millennio”
DIFENDIAMO LA NOSTRA CITTÀ, NO AL FASCISMO!

martedì 28 novembre 2017

ABROGHIAMO LA LEGGE FORNERO FIRMA ANCHE TU

Partita la raccolta firme per chiedere l'aborgazione della legge Fornero.
 Lo facciamo nei luoghi di lavoro ma anche on-line. Sappiamo che è un obiettivo difficile, ma che va perseguito comunque con determinazione. Perché tutt@ stanno pagando un prezzo troppo alto!
 su  Change.org
NO ad un nuovo aumento dell’età pensionabile.     Sì alla cancellazione della Legge Fornero

NO ad un nuovo aumento dell’età pensionabile.     Sì alla cancellazione della Legge Fornero

Rifondazione Comunista


Le sottoscritte cittadine e i sottoscritti cittadini:
Premesso che:
- l’articolo 24 del Decreto-Legge 6-12-2011 convertito con Legge n.214 del 22-12-2011 (c.d. riforma Fornero) ha provocato un brusco innalzamento dell’età pensionabile, allungando il tempo di lavoro fino a oltre 6 anni rispetto alla normativa preesistente. Questo è avvenuto attraverso la modifica sia dei requisiti per la pensione di vecchiaia, sia di quelli per la pensione di anzianità, da quel momento ridenominata “anticipata”;
- la “riforma Fornero” ha in questo modo determinato l’età legale di pensionamento dell’Italia ai livelli più alti di tutti i 27 paesi della UE (seconda sola alla Grecia);
- la norma introdotta dalla L.102/2009 sull’adeguamento dell’età pensionabile alla cosiddetta aspettativa di vita, si applica oggi ai nuovi requisiti previsti dalla “riforma Fornero”, determinando il continuo allontanarsi dell’età pensionabile, che raggiungerà secondo le previsioni i 70 anni intorno al 2050;
-in assenza di un intervento, ad oggi non previsto dalla Legge di Bilancio, a partire dal 2019 l’età per la pensione di vecchiaia arriverà a 67 anni, mentre l’anzianità contributiva per la pensione c.d. anticipata diventerà di 43 anni e 3 mesi per gli uomini e di 42 anni e 3 mesi per le donne. Per le lavoratrici del settore privato, l’aumento dal 2019, per il sommarsi di diverse norme, sarà in realtà di 1 anno e 5 mesi;
Considerato che:
- tali aumenti dell’età pensionabile non rappresentano altro che un incremento dell’orario di lavoro nell’arco della vita, nel momento in cui è sempre più urgente una riduzione del tempo di lavoro per redistribuire la produttività,  dare soluzione al problema della disoccupazione e sottoccupazione, affrontare la nuova fase dei processi di automazione delle produzioni;
- la “riforma Fornero” sta già oggi dispiegando i propri effetti negativi sull’insieme della società: sui lavoratori adulti che non ce la fanno a continuare a lavorare in età avanzata; sulle donne penalizzate nel lavoro e nell’accesso alla pensione dal lavoro riproduttivo che ancora ingiustamente grava su di loro; sui giovani il cui accesso al mondo del lavoro è ulteriormente impedito dalla forzata permanenza dei lavoratori più anziani;
- desta particolare allarme il fatto che negli ultimi anni il numero degli occupati cresca fortemente tra gli ultracinquantenni (quasi 1 milione di occupati in più da gennaio 2015 ad oggi) mentre diminuisce nelle fasce centrali dell’età lavorativa e parallelamente si assiste ad un incremento dei numero di contratti precari. E’ motivo di altrettanto allarme la crescente emigrazione dall’Italia delle giovani generazioni;
Considerato inoltre che:
- la “riforma Fornero” non è stata determinata da problemi di sostenibilità del preesistente sistema pensionistico, e che anzi il rapporto tra contributi versati e pensioni erogate, al netto dell’assistenza (cui devono far fronte le risorse derivanti dalla fiscalità generale) e delle tasse (che rientrano nelle casse dello stato) è in attivo dal 1996. Tale attivo ammontava nel 2015 a circa 1,6 punti di Pil, pari a oltre 25 miliardi di euro; Chiedono che:
- sia bloccato ogni ulteriore aumento dell’età pensionabile;
- sia abrogata la “riforma Fornero” e si:1. ridetermini l’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia in 65 anni per i lavoratori dipendenti pubblici e privati, e per i lavoratori autonomi;
2. ridetermini l’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia in 60 anni per le lavoratrici dipendenti pubbliche e private e per le lavoratrici autonome, subordinandone ogni eventuale aumento all’eliminazione dei differenziali esistenti tra donne e uomini nelle carriere lavorative e nel tempo dedicato al lavoro di cura;
3. reintroduca la pensione di anzianità con 40 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, non soggetti all’incremento legato all’aspettativa di vita;
4. reintroduca la somma tra età anagrafica ed anzianità contributiva (quote) come requisito per l’accesso alla pensione a valori non superiori a quelli previsti per le pensioni maturate al 31 dicembre 2012, senza penalizzazioni sugli assegni pensionistici;
5. ripristini la normativa precedente per i lavori e le attività usuranti;
6. eliminino gli innalzamenti dell’età di pensione legati all’aspettativa di vita o in subordine si determini in maniera differenziata l’aspettativa di vita sulla base delle diverse condizioni socio-economiche;
7. introduca un minimo di pensione, con 15 anni di contributi, compresi i contributi figurativi;
8. introduca per le pensioni future un massimo di pensione e di cumulo dei trattamenti pensionistici a 65.000 euro annui, si aumentino le pensioni basse.

FABIO VETTOREL LIBERO

Pubblichiamo l'intervista di Francesca Valente a Fabio Vettorel rilasciato dopo 5 mesi di carcere ad Amburgo per aver manifestato al G20

La camicia azzurra sgualcita perché in carcere di certo non si possono stirare i vestiti. I capelli sistemati alla bell’è meglio, già ricresciuti, per apparire bene, nonostante l’enorme stanchezza. E forse c’è pure qualche capello bianco. Un’esperienza così segna. Qualche chilo in meno perché in carcere mangiava quasi solo «patate scotte senza sale, riso, pane e carne semi commestibile».
Ma una cosa non è cambiata: Fabio Vettorel ha stampato in faccia il sorriso di sempre. Glielo si legge proprio in faccia che «è bello essere libero».
Come hai vissuto questa esperienza?
«È stato più facile per me stare dentro come prigioniero politico rispetto ad un criminale comune. Ma ho ricevuto molta solidarietà, anche perché si è capito che la mia era una situazione diversa dalle altre. Mi hanno scritto, in molti hanno cercato di aiutare i miei genitori, che sono stati fantastici. Ho saputo che a Feltre e Belluno sono state organizzate delle manifestazioni, anche per chiedere il mio rilascio, e iniziative benefit per pagare la difesa legale».
Perché ti hanno arrestato?
«Perché il G20 è fallito a seguito delle proteste, perché è stato superato mediaticamente dalle manifestazioni, perché la nostra presenza ha dato fastidio alla governance, al sindaco. Il ministro dell’economia è stato bloccato dalle proteste. Siamo stati più efficaci».
Perché hai deciso di manifestare?
«È qualcosa mi è venuto dal cuore, ho pensato che per una volta fosse giusto scendere in strada per dire che non siamo 20 persone che decidono le sorti del mondo attorno a un tavolo, siamo liberi e vogliamo decidere per le nostre vite. Le disuguaglianze nel mondo stanno aumentando, i cambiamenti climatici non vengono affrontati da chi comanda, i migranti muoiono nel Mediterraneo senza che la gente se ne preoccupi. Ci sono tanti problemi che mi hanno spinto a uscire di casa, prendermi ferie e venire qui».
Com’era la vita in carcere?
«Sono stato fortunato perché ci sono stato poco: 5 mesi non sono tanti, ci sono detenuti che ci stanno per anni e non serve pensare ai grandi che ci sono già passati, basta pensare ad altri ragazzi come me. Durante il giorno leggevo, scrivevo lettere, parlavo con gli altri detenuti con cui ho sempre avuto un bellissimo rapporto, anzi molti sono stati solidali e continuerò a scrivergli. Non è stato facile perché le guardie non si comportano tutte allo stesso modo e non sai quando uscirai. Ma ce l’ho fatta».
Cosa ricorderai con serenità?
«Per me è stata un’esperienza forte: ho imparato a essere gentile, a cercare di capire e ascoltare tutti. Stavo con persone come me, che però meriterebbero di più. In carcere si conoscono i più deboli, gli oppressi, gli emarginati, quelli con storie di vita inimmaginabili. Sono stato fortunato, ho avuto genitori bellissimi, una crescita bellissima, non mi è mai mancato niente, mentre tanti di loro non hanno avuto questa fortuna. Perché sono nati nella parte sbagliata del mondo, in un posto povero dove non hanno potuto studiare, dove anche se lavoravano non avevano i soldi per mangiare, che hanno sofferto la fame. Che mossi dalla speranza di trovare un avvenire migliore sono venuti in Europa ma non hanno trovato niente, dandosi ai furtarelli o al piccolo spaccio di droga. Questo è orribile».
Hai imparato il tedesco?
«Un po’, quasi tutti lo parlavano e pochi sapevano l’inglese, solo qualche ragazzo africano. Alcune guardie lo sapevano ma preferivano parlare in tedesco».
Cosa hai pensato quando non ti hanno fatto uscire dal carcere?
«Ci sono stati molti momenti brutti e sinceramente non pensavo nemmeno di poter uscire oggi (ieri, ndr): ero pronto a uscire a febbraio. Mi sono reso conto che c’era un motivo per cui ero lì, perché avevo messo in atto la mia resistenza e avrei dovuto resistere, anche se mi avessero fatto restare per più tempo».
Fabio trova un’Amburgo piena di luci e di persone solidali, le stesse che hanno aiutato la madre, che si è trasferita in Germania non senza difficoltà. «Sapere che ha sofferto per me è stata una delle cose più difficili da accettare, ma sono stato fortunato perché mi ha sempre dato una mano. È una roccia, sono fortunato ad avere una madre così».
Quando è uscito dal tribunale finalmente libero, Fabio, la mamma, gli avvocati e gli amici si sono ritrovati a pranzo. Il primo piatto ha il sapore della libertà, della cotoletta di maiale e delle patatine fritte. Tante, come piacciono a Fabio.
Una delle prime cose che la mamma nota di Fabio è il modo di camminare: «È strano, sembra più spaesato che contento!», con nella voce la preoccupazione degli effetti che può aver avuto il carcere sul figlio. Ma Fabio non sembra accorgersene e non smette di dirle «grazie» per avergli «salvato la vita». Continua a ripetersi «sono fuori di prigione», quasi per convincersene. Appena uscito dal tribunale aveva esclamato: «Andiamo a bere una birra da un litro?». Subito accontentato.
E ora la madre non smette di staccargli gli occhi di dosso. Lo chiama «stella», lo tocca e lo bacia, ancora incredula. Lo invita più volte a rilassarsi mentre lui nomina gli amici di Feltre (dal Cadore è arrivato Fiorenzo per abbracciarlo da parte di tutti) e gli solletica l’immaginazione dicendogli «avremo tempo di fare un sacco di cose!». Eh già, ce ne sarà almeno per altri 3 mesi. Nell’attesa di ordinare il pranzo, Fabio inizia a leggere sul telefono della mamma i commenti sotto ad alcuni articoli sul suo caso giudiziario, mentre lei lo intima di lasciar perdere: «Ti fanno male». Ma lui li scorre, e sorride.
Tra le prime cose che vuole assaporare Fabio è il gusto del caffè, perché in carcere non era buono. «Il curdo aveva comprato un pacco grande così per 20 euro», dice disegnando un mucchietto con le mani, «non posso certo dire che fosse buono». Nemmeno la mensa sembrava all’altezza, tanto che «ero arrivato a drogarmi di cucchiaini di zucchero». Questa mattina tornerà al carcere giovanile di Hahnofersand, stavolta senza scorta e senza manette ai polsi, per riprendere le ultime cose.
Jamila Baroni sta cercando un appartamento tutto per loro, perché ora condivide una stanza con un’altra italiana.
In serata anche la telefonata con Maria, la ragazza di Cesio arrestata con lui e poi liberata in attesa del suo processo. Una telefonata piena di risate. Piena di spensieratezza. Ci voleva.

domenica 26 novembre 2017

CORI GOSPEL PER COSTRUIRE UNA SCUOLA A POOL-CONGO

Il frutto di tanti contatti con la Comunità Congolese del nostro territorio sarà quest'iniziativa con 2 cori Gospel per una raccolta fondi ,destinata alla costruzione di una scuola gestita da sacerdoti, nella zona di Pool in Congo.  La guerra civile è ancora oggi una guerra di etnie dove i bambini risultano le vittime principali.
 I circoli Prc di Paderno, Pero e Rho  hanno creato un momento di solidarietà ed integrazione con un popolo che ha vissuto momenti tragici e che ancora fa fatica a ritrovare quella strada democratica dove l'individuo possa pensare ad un futuro di pace e tranquillità.
Le prepotenti e terribili immagini che pubblichiamo sono atte a sensibilizzare chi legge ,ma soprattutto a far conoscere la realtà in cui purtroppo, tanti bambini  sono costretti a fare i conti e di cui  non ci si preoccupa ,se non quando alcuni riescono a giungere ,( non sempre  vivi )sulle nostre coste. Diritti, uguaglianza, integrazione, noi cittadini del mondo abbiamo la capacità di oltrepassare le frontiere e giungere dove guerra, morte, fame non devono prevalere.
Un appello alla pace, all'integrazione, all'uguaglianza, alla solidarietà come principi fondamentali per l'inizio di un nuovo cammino in una società dove la diversità sia motivo di scambio multiculturale, di apprendimento arricchendo quell'educazione alla tolleranza di cui il nostro quotidiano ha estremamente bisogno.
"Gli uni stanno nell'ombra gli altri stanno nella luce. Si vedono coloro che stanno nella luce e coloro che stanno nell'ombra non si vedono" B. Brecht
 I circoli Prc di Paderno, Pero e Rho.




venerdì 24 novembre 2017

PEDALA E SALVA IL PARCO DI VIA GORIZIA

Domenica l'iniziativa per ribadire la sopravvivenza del parco cittadino di Via Gorizia contro la costruzione di nr. 3 palazzine.


Cresce in Italia e nel mondo la campagna internazionale #CambiaGiro contro la partenza in Israele del Giro d’Italia 2018!


Oltre 120 associazioni e gruppi in rappresentanza della società civile, del volontariato, della difesa dei diritti civili, per lo sviluppo sostenibile in 20 paesi hanno sottoscritto l’appello internazionale lanciato dal “Coordinamento europeo di comitati e associazioni per la Palestina” (ECCP) di spostare la “Grande partenza” del Giro d’Italia 2018 da Israele.
In Italia, le adesioni sono oltre 40, tra cui FIOM-CGIL, USB, Pax Christi e Rete Ebrei contro l’occupazionePer aderire: http://bit.ly/2ySJV9g
Tra gli aderenti anche il noto intellettuale ebreo americano Noam Chomsky, che ha dichiarato  recentemente “Sono contrario a ogni evento in Israele usato per scopi nazionalistici o per altre iniziative di propaganda per coprire la sua occupazione e per negare i diritti umani dei palestinesi.”
In Italia, hanno aderito, tra gli altri, l’intellettuale ebreo Moni Ovadia e glieuroparlamentari Eleonora Forenza, Sergio Cofferati e Curzio Maltese.
Organizzazioni della società civile palestinese hanno scritto al Papa per chiedergli di rifiutare l’invito di Netanyahu a dare il via alla corsa rosa in Israele.
La campagna è stata riportata da  Rainews24Il Fatto QuotidianoAssociated PressAnsa e da diversi siti del ciclismo.  

Nei giorni precedenti la presentazione del 29 novembre a Milano delle tappe del Giro 2018, in tante città italiane si terranno manifestazioni su due ruote di controinformazione e di protesta: 
Con una scelta a dir poco infelice, il Giro d'Italia organizza a Milano la presentazione ufficiale della corsa proprio il 29 novembre, giornata ONU di Solidarietà con il Popolo Palestinese.

Tante città italiane hanno risposto organizzando per il 25-26 novembre manifestazioni su due ruote di controinformazione e di protesta:
» 25 novembre Genova: Cambia Giro
» 25 novembre Udine: Cambia Giro - Corteo in bicicletta
Partecipa alle iniziative e invia una lettera alla società RCS, che organizza il Giro.
E' ora di pedalare per i diritti dei palestinesi!
Dalla dichiarazione del Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC): “iniziare la corsa da qualunque luogo sotto il controllo di Israele servirà da timbro di approvazione per l'oppressione israeliana dei palestinesi. Il Giro d'Italia avrebbe pensato di iniziare una corsa nell'apartheid in Sud Africa negli anni '80?”
Tutte le informazioni sulla campagna #CambiaGiro su bdsitalia.org/cambiagiro